Intervista Tix Vs Ray
per “Gioco Mortale”
di Antonella Di Moia
Oggi ho pensato che sarebbe stato divertente condividere un’intervista diversa dal solito, una doppia intervista, esattamente. I protagonisti? Tiziana Leone e il protagonista del suo “Gioco Mortale”: Ray! Buona lettura! ❣️
- Quando hai iniziato a scrivere?
T. Ho iniziato a scrivere da adulta, ero all’università, per superare un periodo emotivamente complicato. La scrittura è stata il mio personale antidepressivo.
R. Ha iniziato a scrivere quando sono andato a farle visita e le ho detto di raccontare la mia storia, ecco quando ha cominciato. Se non mi muovevo io, stavamo freschi!
- Quanto tempo dedichi alla scrittura?
T. Ogni minuto possibile, a volte scrivo mentre faccio altro. Dopo tante interruzioni, quando stavo per abbandonare il sogno di finire la storia che stavo scrivendo, ho scoperto (o meglio me l’ha fatto scoprire mio marito) Drive e mi sono adattata a scrivere con il cellulare. E così ho iniziato a scrivere anche in piedi o mentre facevo qualcosa in casa, compreso cucinare.
R. Troppo poco, nonostante io cerchi di spingerla a mettersi a scrivere lei non mi da retta. Prima il dovere e poi il piacere, dice, e così prima cerca di sbrigare le faccende lavorative e casalinghe e poi dedica un po’ di tempo a me. E finisce sempre che è troppo stanca e io resto lì ad aspettarla.
- Quanto ha influito il contesto sociale in cui sei cresciuta su quello di cui scrivi?
T. In realtà poco, visto che il mio intento era proprio quello di non mettere nulla di me e del mio ambiente in ciò che scrivevo.
R. Ha deciso di raccontare la storia di un uomo, cioè io, nato e cresciuto dall’altra parte del mondo, quanto pensi che possa aver influito il suo contesto sociale? Niente! Assolutamente niente. E meno male!
- Quanto di te c’è in cui di cui scrivi?
T. All’inizio ho cercato di mettere il meno possibile di me. Non dovevo esserci tra le righe della mia storia. Per questo ho deciso di raccontare una storia ambientata dall’altra parte del mondo con un uomo come protagonista. Poi qualcosa è cambiato, anche il mio personaggio è diventato sempre più simile a me.
R. Sicura che io sia diventato simile a te? O sei tu che sei diventata simile a me?
- Come vivi l’inizio, quando il tuo libro nasce, e la fine?
T. L’inizio è strano, la pagina bianca, tante idee, le ricerche da fare. Sembra un grande puzzle di cui non conosci l’immagine finale. Vedi solo tanti pezzetti e devi provare a incastrarli. La fine è sempre una corsa in discesa senza freni, ma quando ti fermi davvero l’euforia passa in fretta e iniziano i sintomi dell’astinenza.
R. Te lo dico io come la vive: all’inizio è dura a ingranare, ma alla fine è meglio che nessuno si prenda la briga di farle il tossicologico o mi sa che sono guai!
- Quanto ami leggere? Genere e autore preferito? Quanto influiscono le tue letture sul tuo stile come autore?
T. La lettura è la mia prima passione, prima di essere una scrittrice sono stata e lo sono ancora una lettrice attenta e ultimamente anche spietata. Spesso dico che io non leggo, studio. Il mio genere preferito è quello che scrivo e non ho un solo autore preferito. Di sicuro il mio primo grande maestro è stato Michael Connelly ma adesso ho avuto modo di scoprire tanti autori italiani davvero straordinari. Divido le mie letture in due categorie: quelle che possono insegnarmi a scrivere meglio e quelle che possono insegnarmi ciò che devo evitare quando scrivo.
R. Per mia fortuna legge solo thriller e tra i suoi autori preferiti c’è anche il mio altrimenti sarei stato costretto a sorbirmi roba che non mi piace leggere. Da questo punto di vista mi è andata bene. Ma credo che sia l’unica cosa, credetemi.
- A chi hai fatto leggere per primo/a il tuo testo?
T. A mio marito.
R. Io l’ho letto prima del marito. Io lo leggo ogni santa volta che lei apre il file!
- C’è qualcuno che vuoi ringraziare come sostegno della tua opera?
T. Di sicuro voglio ringraziare mio marito per il sostegno e la pazienza che ha avuto in tutti questi anni e per l’aiuto e per avermi fatto scoprire Drive. E poi vorrei ringraziare le amiche con cui mi sono confrontata e che mi hanno aiutato a superare i momenti di blocco. E infine vorrei ringraziare il mio fantastico editor, Stefano Mancini, senza il quale il mio romanzo non sarebbe così com’è.
R. E a me non mi ringrazi che ti sopporto per tutto ciò che mi hai combinato e che stai progettando di farmi da non so più quanti anni? Grazie, eh!
- Progetti per il futuro?
T. In cantiere c’è una nuova avventura per Ray, un racconto che sta per essere pubblicato in una raccolta edita dalla Golem Edizioni e un altro paio di racconti ancora nel cassetto.
R. E io prevedo guai. Montagne di guai che dovrò risolvermi da solo. Come al solito.


