Recensione

“Il punto più buio” di Mauro Zanetti

di Antonella Di Moia

Oggi scopriamo insieme l’ultimo libro di Mauro Zanetti! Buona lettura!

Il libro

Un noir psicologico che si snoda tra il 1994 e il 2018.Non si può sfuggire alle proprie responsabilità e il male fatto prima o poi chiederà giustizia, così il passato insegue e tormenta un gruppo di amici che si è reso protagonista di un crimine durante il periodo del liceo.Il dolore seminato da adolescenti è germogliato nel tempo come una pianta velenosa che nel corso degli anni ha intossicato l’esistenza dei ragazzi divenuti ormai adulti.Tutti sono chiamati a fare i conti con i propri sensi di colpa e con la rabbia che ne deriva. Vittime e carnefici, complici e spettatori, nessuno può scappare al peso della propria coscienza e all’imminente ritorno di ciò che si sperava dimenticato.Il lettore è a sua volta coinvolto nella spirale della trama che lo costringe a riflettere su tematiche scomode ma inevitabili, argomenti che gridano nelle orecchie come un urlo nero

L’autore

È nato nel 1977 a Trento, dove tuttora vive e dove lavora come insegnante di italiano e storia in un istituto professionale. Ha pubblicato tre romanzi con la casa editrice Nulla Die. Due gialli, Tracce parallele e La belva di Garait, e uno storico, I fili del mondo.Il punto più buio segna il suo esordio con AltreVoci Edizioni.

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“Il punto più buio“

La recensione

È il libro che non ti aspetti, parte come una sorta di “Slice of Life” e si dipana su due filoni temporali distinti: il “presente della storia” e il “passato” dove tutto ha avuto inizio, dove ha origine “Il punto più buio”.

La narrazione si evolve con un’apertura a raggera su vari personaggi, con lo scopo preciso di creare uno spaccato quasi “societario “, ma principalmente racconta del classico secchione remissivo a rischio bullismo e del bullo per eccellenza, salvo poi trovarci di fronte a un rovesciamento. Il bullo è in realtà un buono dai modi bruschi e di poche parole e ha un peso decisivo nel fermare un pestaggio contro un innocente. Quel punto della narrazione sarà la chiave di volta, ma il lettore non lo comprenderà, non subito.

in un susseguirsi di spaccati psicologici, ambientazioni fisiche e non, sensi di colpa, minacce, paura di vivere, la storia entrerà in una spirale sempre più stretta.

Quando, nel finale, scopriamo chi è l’assassino, fino all’ultima pagina l’autore gioca col filo sospeso della speranza riuscendoci benissimo, senza appesantire la narrazione e senza lavorare la trama in modo scontato.

Consigliato!