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“Bianca vestita di nero” di Angela Caputo

di Antonella Di Moia

Con grande piacere stasera recensisco questo romanzo storico che narra l’amore tra Bianca, una giovane fascista, e Goran, un ebreo internato nel campo di concentramento di Ferramonti, in Calabria, durante la Seconda guerra mondiale.❣️

Il libro

Sullo sfondo di un’Italia assediata dal fascismo e dai Tedeschi, dentro il campo di concentramento di Ferramonti nasce l’amore fra Bianca e Goran. Lei fascista e lui ebreo, vivono la loro storia con ardore fra paure e sotterfugi. La loro passione riuscirà ad andare oltre l’antisemitismo, le leggi razziali, gli stereotipi, i pregiudizi?

L’autrice

Nata a Giarre (Ct), tra le pendici dell’Etna e il mar Jonio, dopo aver conseguito il diploma presso il Liceo Classico si è laureata in Lettere Classiche. Ha pubblicato come giornalista pubblicista presso testate locale, lavorato come editing e correttrice di bozze. Ha svolto ricerche di storia locale e nazionale. Ha poi conseguito il Diploma di Specializzazione per l’insegnamento. Da sempre cultrice della storia, in particolare della Seconda Guerra Mondiale e della Shoah, ha insegnato in diverse scuole di ogni ordine e grado. Dopo diverse esperienze come Ghostwriter, ha preso il volo come autrice.

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“Bianca vestita di nero”

La recensione

Questo libro mi ha sorpresa fin dalle prime pagine.

A parte il linguaggio scorrevole e gradevole, la prima cosa che ha attratto la mia attenzione è stata la coerenza. L’autrice, infatti, non ha fatto solo un notevole lavoro di ricerca storica, ma ha curato dettagli geografici, di storia del costume, culturali generali e legati al posto, politici. Il risultato è stato che Bianca, la protagonista, si muove entro questo ambiente e tempo storico con scioltezza, naturalezza.

Il modo stesso di pensare anche di Goran, e la sua “cerchia” rispecchiano lo stesso meccanismo, seppure la sua situazione, all’interno del campo di concentramento, sia molto diversa.

In generale ogni personaggio che entra in scena, anche se mediato da Bianca o da Goran, calca la scena in modo autentico e tridimensionale. Ho trovato molto interessante seguire, oltre alla storia d’amore, il punto di vista dei protagonisti riguardo gli accadimenti. Tuttavia il testo non risulta mai pesante, né vi ho trovato “arringhe” o spiegoni.

Altro dettaglio interessante è che Angela non racconta solo di Bianca e Goran, e non si limita al quadro storico: trasmette anche la condizione della donna. Senza eccedere, fa di Bianca un mezzo di comunicazione da un lato ribelle e dall’altro di ritorno a ciò che è sensato. Difatti l’autrice, narrando questo amore proibito, ci mostra non solo l’olocausto dei libri di storia, solo bianco o nero, ma anche quello “grigio”, chiamato da sentimenti come la compassione e l’amore.

La “mescolanza” tra culture non è un delitto, ma una ricchezza.

“Bianca vestita di nero” non è quindi solo una storia d’amore, ma la storia di come l’umanità abbia paura della diversità al punto da ferire i propri simili; tuttavia, racconta anche la speranza di chi accetta la diversità come un valore aggiunto.

Consigliato!